L'agente immobiliare non è (o, almeno, non lo è più e soltanto) l'intermediario che favorisce l'incontro fra venditore e acquirente, dietro la facciata di mediatore c'è molto di più. Per semplice che sia, ogni transazione richiede doti non solo professionali e deontologiche, ma di pazienza, propensione all'ascolto e al dialogo, nonché facilità nel relazionarsi con figure professionali coinvolte nella compravendita, dal geometra al notaio. Di conseguenza l'agente è, al tempo stesso, psicologo, diplomatico, equilibrista e "palestrato" per affrontare gli ostacoli. In una parola, per arrivare indenni a tagliare il traguardo del rogito occorre essere una sorta di "coach" del problem solving. Gli scogli possono comparire fin dalle prime battute, un approccio con un cliente diffidente che ha girato mille agenzie e ti considera una ruota di scorta, con un venditore che non cede di una virgola sulle quotazioni fuori mercato di casa sua e altri incidenti di percorso, tutt'altro che rari, come abusi, difformità, documenti mancanti, pratiche da sanare. Insomma, è raro che ci s'imbatta in una compravendita lineare, dove tutto fila liscio dalla visita dell'immobile al rogito. Nel mezzo possono presentarsi insidie da affrontare, trappole da dribblare senza perdere l'equilibrio. In tutto questo, l'agente ci mette del suo, dev'essere rassicurante e fare da ago della bilancia fra le parti, al tempo stesso mostrarsi fattivo affinché tutto vada in porto senza intoppi. Non sempre è facile, a volte impossibile, ma l'importante è provarci con il giusto approccio di rispetto, deontologia e competenza che un buon agente deve saper mettere in atto, senza perdere di vista il rispetto del cliente e l'impegno a soddisfare le sue esigenze. Se tutto va come deve andare, si potrà trovare un punto di incontro che non scontenti nessuno e chiudere la transazione come si è iniziata. Con un sorriso e una stretta di mano.