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Un'ex chiesa del Quattrocento trasformata in una dimora da sogno in Umbria oggi in vendita

Un'occasione da non perdere in uno dei luoghi più suggestivi di Monteleone di Spoleto

Ex chiesa sconsacrata “Madonna del Carmelo” già esistente nel Quattrocento e trasformata in splendida abitazione dalle magiche atmosfere d’altri tempi in uno dei luoghi più suggestivi e panoramici di Monteleone di Spoleto. Un immobile unico nel suo genere che conserva stipiti decorati e architrave convesso. Ha una superficie di circa 290 mq, dislocati su due piani, soffitti a volta e pavimenti in cotto dell'epoca. Al piano terra troviamo un enorme salone con camino, cucina e terrazzo, mentre al piano superiore si sviluppa la zona notte con tre camere e due bagni. ‎Una casa storica da favola nella Valnerina umbra che offre scorci panoramici e la possibilità di sfruttare il terrazzo di proprietà per cene e colazioni all’aria aperta in un contesto paesaggistico di grande fascino e suggestione. L’unicità di questo immobile, destinato ad amatori del bello e del rustico storico, sta nel fatto che non sia stato rimaneggiato lo stile originario, sapientemente recuperato nel rispetto dei dettagli secolari che fanno di questa casa una dimora storica da sogno, oggi in vendita.

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CENNI STORICI SULL’IMMOBILE IN VENDITA

Chiesa della Madonna del Carmelo (ora una casa privata) è stata ampliata nel XVII secolo ed è legata all'Opera Pia Salamandra, che non subì danni durante il terremoto del 1703, e conserva stipiti decorati e l'architrave convesso, con l'iscrizione "DEIPARE VIRG. CARM. SACRVM" (Consacrata alla Vergine del Carmine Madre di Dio).

La Chiesa del Carmine, o Chiesa della Madonna del Carmelo di Monteleone di Spoleto, e le stanze del convento sono state trasformate in residenza privata alla fine del XX secolo. Conserva gli stipiti originali con motivi vegetali e l'architrave convesso con l'iscrizione "DEIPARE VIRG. CARM. SACRVM" (Consacrata alla Vergine del Carmine Madre di Dio). Già esistente nel XV secolo, è stata ampliata nel 1604 da D. Gentile Piersanti, che fondò la Società dell'Immacolata. Incolume dopo il terremoto del 1703, è stata usata per un decennio come parrocchiale. Ci sono tre altari: il principale dedicato alla Vergine (La Signora Vestita del XVIII secolo conservata nella cattedrale di San Francesco) e gli altri a Sant'Antonio e San Carlo, eretti da Antonio Piersanti e dalla famiglia Antonelli. La chiesa è legata alla pratica della Carità della Vergine del Carmine o Opera Pia Salamandra, attiva fino alla prima metà del XIX secolo, promossa dal carmelitano Salvatore Salamandra (Monteleone di Spoleto, 1570 - Roma, 1648) con scopi caritatevoli e manutenzione degli edifici.

La chiesa, che si trova nel quartiere di San Nicola, esattamente in Via degli Orti, è situata in uno dei luoghi più belli di Pago. L'edificio (con le stanze del convento), saccheggiato, venduto e trasformato in residenza privata nella seconda metà del Novecento, conserva nella facciata principale il vecchio portale d'ingresso in pietra scolpita, formato da grandi stipiti decorati con motivi vegetali. Sull'architrave c'è la seguente dedica: "DEIPARE VIRG. CARM. SACRVM" (Consacrato alla Vergine del Carmine Madre di Dio). La porta e l'iscrizione conservano la colorazione originale rossa (per gli elementi in rilievo) e nera (per il tratteggio delle lettere). Il testo segnala anche la traccia di un evidente errore dello scrivente che, in una prima stesura, scrive la parola "sacrom" invece di "sacrum". Non ci sono informazioni sulle sue origini, anche se nel XV secolo la struttura esiste già ed è dotata di una sala affrescata. Dopo la conversione a uso residenziale, pochi frammenti di affreschi sul lato sinistro del prospetto furono rimossi dal Cardinale Egidio Vagnozzi (1906-1980). Nel Seicento, la chiesa era sotto la protezione della famiglia Piersanti, insieme alle famiglie Antonelli e Salamandra, ed era la sede della Confraternita del Carmelo.

Nel 1604 è stato restaurato e ampliato da D. Gentile Piersanti, che fondò la Compagnia dell'Immacolata Concezione. Comprende tre altari, quello principale dedicato alla Santa Vergine, la cui statua processionale del XVIII secolo (La Signora Vestita, con i suoi attributi del Carmelo) è ora conservata nella cattedrale di San Francesco, e i due altari laterali, dedicati a Sant'Antonio e a San Carlo, rispettivamente eretti per volontà di Antonio Piersanti e della famiglia Antonelli (che aggiunge un lascito per la distribuzione del pane ai poveri e per le elemosine a sette giovani fanciulle). Il reverendo carmelitano Fr. Salvatore Salamandra decide, con atto datato 26 marzo 1637, di dotare il complesso dei beni e dei redditi necessari per la sua manutenzione, affidata a una gestione comune sotto la cura di Grandonio Rossi. Nel 1651 viene ricostruito il tetto, insieme ad altri lavori di restauro, mentre la commissione composta da D. Giuseppe Niccolis, Giuseppe Salvatori, Isidoro Ciocchittus e il Rev. Giovanni D. Salvatori cerca di persuadere il Cardinale Facchinetti, Vescovo di Spoleto, per l'elezione di un nuovo cappellano e per la conservazione del patrimonio della famiglia Salamandra. È l'unico edificio sacro rimasto intatto dopo il forte terremoto del gennaio 1703.

La Chiesa di Santa Maria del Carmine, durante il suo lento recupero e i lavori di restauro di San Nicola, viene utilizzata dalla parrocchia per dieci anni, e un po' più a lungo fino al 1713. Durante la visita ufficiale del Vescovo Lascaris il 4 ottobre 1712, la “Chiesa della Vergine del Carmelo” è governata dal chierico Carlo Piersanti ed è descritta così: "Ha due porte, un campanile con una sola campana di peso medio, e all'interno quattro altari dedicati alla Vergine, a Sant'Antonio da Padova, a San Carlo e a Sant'Anna (...)". La Carità della Beata Vergine Maria di Monteleone di Spoleto o Opera Pia Salamandra è collegata alla chiesa, della quale esiste una vasta documentazione negli archivi storici comunali, con documenti che coprono un periodo dalla fondazione nel 1637 fino al 1937. Nasce dalla donazione del sacerdote carmelitano Salvatore Salamandra, il cui scopo è stabilire un fondo per l'amministrazione pubblica, al fine di svolgere opere di carità e garantire la manutenzione degli edifici e la continuità  dei servizi religiosi nella chiesa omonima.

Salvatore Salamandra è nato a Monteleone intorno al 1570, si trasferì a Roma ancora giovane, nella Chiesa di San Girolamo, dove morì all'età di 78 anni (17 maggio 1648). "Un uomo illuminato nel guidare le anime alla perfezione", confessore di P. Giacomo Celestino, di cui scrive della vita per la Congregazione della Carità. Dopo la sua morte, i Padri Carmelitani della casa romana fecero un suo ritratto per averlo sempre presente come esempio di perfezione.

L'Opera Pia Salamandra utilizza i redditi (derivati dal censimento e dal portafoglio del debito pubblico) per mantenere gli scopi statutari. Rimane attiva fino alla prima metà del XIX secolo, ma la data ufficiale della sua dissoluzione è ignorata. Dopo l'Unità d'Italia, l'Istituto viene confiscato dalla congregazione locale della Carità, per adeguamento al Regio Decreto del 3 agosto 1862, e successivamente dall'Istituto di Assistenza Comunale (E.C.A.), in virtù della legge del 3 giugno 1937 n. 847.

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